Non era un concerto qualsiasi. Stavano suonando Andrea e i suoi Sorapis  (AEISS), all’aperto, pochissimi spettatori, un freddo polare, quasi nevicava. Dentro di me ho pensato ‘è finita’, perché Andrea ero io e i Sorapis stavano suonando senza di me.

 

Invece solo pochi mesi dopo siamo qui, per stilare un bilancio della nostra attività che non vuol essere il preludio allo ‘sciogliete le righe’, ma un nuovo inizio.

Capita spesso che i gruppi in questa fase di transito escano con un’antologia di brani raccogliticci, o con delle registrazioni live assemblate senza alcuna logica, se non quella discutibile del mercato, e spesso di pessima qualità. Ma questo non è certamente il nostro caso.

 

Ripercorrere la nostra storia, rivivere i nostri successi senza mascherare le nostre debolezze, ha il senso di un segnale forte e chiaro: ‘Siamo ancora qua, pronti ad infiammarvi ancora’.

Questa antologia non nasce dalla nostra esigenza di celebrarci o di rivivere emozioni  antiche, ma è piuttosto un regalo che vogliamo fare ai nostri numerosi fans, per placare l’attesa di una nuova realizzazione, per la quale stiamo già lavorando.

 

AEISS non è un gruppo come tutti gli altri, anzi, non si può nemmeno dire che sia un gruppo. Innanzitutto perché non ha neanche un suo nome, ma gliene è stato attribuito uno dall’esterno, peraltro rubacchiato nel sottobosco dei gruppuscoli che infestano il mercato alla ricerca di facili successi.

Inoltre AEISS non si è presentato mai per due volte consecutive con la stessa formazione, e si che le occasioni sono state poche!

 

Intorno ad un nucleo fisso hanno ruotato infinite altre collaborazioni, che hanno dato luogo a volte ad altri gruppi di successo, come nel caso delle Sbifide, o a solisti che, come Giorgia, sono arrivati a vincere col loro solo nome il Festival di Sanremo.

 

Il nucleo stabile del gruppo ha il suo centro musicale e tecnologico in Pierfrancesco, il tastierista che illumina il gruppo col suo gusto per le coloriture e con la sua voce in grado di assumere tutte le sfumature del pop e del rock. La sua meticolosità è leggendaria, così come la puntualità degli interventi con cui arricchisce la tessitura melodica dei brani  del gruppo.

Il suo naturale contraltare, il bilanciamento rock alla tensione melodica di Pierfrancesco, è dato dalla grintosa chitarra di Ricky Ronky, che nel tempo è riuscito a raggiungere un’espressione totalmente originale ed immediatamente riconoscibile anche fra quelli che hanno frequentato occasionalmente la musica del gruppo; il suo eclettismo e l’uso sapiente degli effetti, nonché l’orecchio musicale, ne fanno realmente un pilastro della musica degli AEISS.

 

La sezione ritmica è naturalmente all’altezza di questi solisti.

 

Massimo è una presenza solo apparentemente discreta, il suo basso metronomico e funkeggiante si avverte pienamente quando si lascia andare alle sue tipiche galoppate di sapore fusion, in genere in coda ai brani più trascinanti. Ma ascoltando con maggiore attenzione, si sentirà sempre il basso scandire il tempo con discrezione e precisione metronomica, senza mai lasciare quelle battute vuote che tanto colpiscono in esecutori meno felici.

Raffaele non è da meno: la sua scansione del tempo permette alla band di districarsi sempre nel guazzabuglio dei ritmi più complessi. Il suo modo di far sembrare facili le battute più complesse, la sua finta indifferenza che lo porta sempre a guardare altrove dà sicurezza al resto del gruppo, e costituisce il motivo fondamentale per cui le esibizioni degli AEISS non sono mai l’una uguale all’altra.

 

Infine Andrea, la cui presenza è uno dei misteri del successo del gruppo. Canta di rado e con poca voce, suona la chitarra acustica, la cui presenza si avverte in pieno solo quando è fuori tempo, arricchisce le melodie blues con un tipico suono di armonica, facilmente riconoscibile e  presente anche in questo live. Gli altri lo rispettano, e spesso finisce per avere l’ultima parola sulle questioni più spinose, e se non ce l’ha, se la prende. Gli altri lo rispettano anche per la sua età, e spesso non osano contraddirlo.

 

Detto questo, si può spendere qualche parola sui brani che compongono questa compilation. La prima cosa che salta agli occhi è il fatto che non hanno niente in comune l’uno con l’altro, spaziano nella più ampia varietà di generi, sono stati registrati nelle più svariate situazioni e spesso manca l’uno o l’altro dei componenti, oppure se ne aggiungono di nuovi.

 

Ci sono brani tratti da musical di successo, così come da concerti dal vivo in teatro o all’aperto.

Ma in ogni situazione spicca l’elevata qualità dell’insieme e l’ottima resa musicale dei brani.

 

Una parola specifica merita di essere spesa per l’ultimo brano (Trist e sciocc/Il bamba), che è stato montato prendendo spezzoni di varie esecuzioni registrate nell’arco di dieci anni: è il segno della continuità, che vuole caratterizzare questo nuovo inizio.

 

Ai nostri fans, che spesso hanno cantato insieme a noi rendendoci le emozioni che provavano, vogliamo dire che siamo ancora qua, vivi e pronti a cantare insieme a loro anche nel nuovo secolo:

 

‘Siamo i campioni del mondo, noi combatteremo fino alla fine … amico mio’.

                                                                                                                           

                                                                                                                                                            Roma, 5.2.1999